Una vecchia storiella racconta di un ricoverato in un manicomio che, guardando fuori dalla grata del cancello apostrofa un passante: “ma quanti siete là dentro?” Ecco, in un mondo che appare sottosopra ed impazzito, in cui vecchi conflitti e nuove guerre e tensioni affliggono tanti luoghi nel mondo, facendo numerose vittime civili e tra queste moltissimi bambini, sembra davvero che il progetto Inter Campus vada contro corrente.
In Medio Oriente, in Bosnia, in Venezuela, in Cambogia, in Chiapas, il lavoro dei nostri educatori, spesso affiancati da personale locale qualificato consiste nella rimozione dei traumi bellici o dall’impegno di organizzazioni che si occupano di pace, lavorano per restituire ai bambini il diritto al gioco e per far loro dimenticare – se possibile almeno per un po’ – le terribili situazioni che hanno vissuto o stanno ancora purtroppo vivendo.
In molti altri Paesi poi (Camerun, Angola, Congo, Colombia, Libano, Palestina) per i bambini rifugiati da altri Paesi in guerra e nelle grandi città o nei centri di accoglienza vengono organizzate attività educative e sportive in appoggio alla scolarizzazione, per cercare di ricostruire una normalità di vita e di crescita per questi giovani che hanno abbandonato il loro Paese o la loro casa cercando speranza e pace.
10.08.2026



