[Inter Campus Venezuela, il campo come punto di ritrovo]

CARACAS – Per ragioni di sicurezza, non possiamo uscire dall’hotel senza il nostro referente locale e quando andiamo in campo dobbiamo lasciare la favela entro le cinque, per evitare assalti o incontri pericolosi. La situazione sociale ed economica è in picchiata vertiginosa, la gente non ha più niente, non può permettersi di comprare i beni di prima necessità e anche i supermercati hanno ben poco da offrire: mancano farina, riso, legumi, carne. Addirittura manca l’acqua! 

Tra i bambini di Inter Campus, non ce ne sono sovrappeso e anche quelli che lo scorso anno erano leggermente in carne, questa volta sono magri, anzi, quasi sottopeso. Il momento è difficile e l’allenamento rimane tra le cose più positive. Il campo sta diventando a tutti gli effetti il punto di ritrovo del quartiere, nonché il riferimento più importante per la vita dei bambini e dell’intera comunità di San Isidro.

Nonostante questo, ci sono giornate in cui solo pochi bambini si presentano a giocare e quando chiediamo il motivo, la risposta è tanto semplice, quanto terribile: ‘Hanno iniziato a sparare e finora sono morte 13 persone. Molte mamme si sono chiuse in casa con i figli e non li hanno fatti venire al campo. Per ragioni di sicurezza, meglio non uscire – ci dicono – e capita che lo stesso allenamento venga interrotto se la tensione nel quartiere aumenta”. Logiche distanti dalla nostra realtà, che non dovrebbero esistere in alcun luogo al mondo.

Continuiamo l’attività convinti che i valori dello sport possano portare un beneficio anche a realtà delicate come questa, nella speranza che tra qualche mese il nostro racconto possa essere differente.

04.11.2016

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